01/10/2009

Costa più la confezione del prodotto

Fonte: Aamterranuova

 

Nella spesa alimentare degli italiani il costo delle confezioni è la componente più rilevante e supera quello del prodotto agricolo contenuto. Quindi: meglio preferire i prodotti sfusi.

E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata al forum internazionale 'Economia dei rifiuti' organizzato da Polieco, il Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti a base di polietilene. Si tratta, sottolinea la Coldiretti, "dell'effetto congiunto delle strategie di marketing", che puntano sulle confezioni per "favorire le vendite anche con la riduzione dei formati a favore dei single e delle famiglie sempre meno numerose". A questo si aggiunge poi "il crollo dei prezzi alla produzione agricola", che sono "calati dal 53% per le pesche al 30% per grano e latte su livelli insostenibili per le aziende agricole". 
Contenitori e imballaggi, prosegue la Coldiretti, hanno una "incidenza notevole" sui prezzi, sia in quanto "componente sempre più rilevante del costo del prodotto" sia perchè "aumenta il peso da trasportare". Il risultato, ribadisce l'organizzazione, è che "i barattoli etichettati costano più dei fagioli contenuti, le bottiglie più della passata, i brick più del succo di frutta ed le scatole più grano di cui sono fatti i biscotti". Ad esempio, rileva Coldiretti, la confezione "incide per il 26% sul prezzo industriale di vendita", mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi "si arriva al 25%", per il succo di frutta in brick "al 20%". In conclusione, è meglio dunque preferire i prodotti sfusi; se acquistate biologico, scegliete il più possibile prodotti freschi senza cartone o cellophane. Se fate acquisti nei supermercati, scegliete le catene che mettono a disposizione prodotti sfusi, per esempio distributori di acqua e detersivi sfusi, frutta che si possa acquistare senza imballaggi o plastiche, eccetera. Farete un favore all'ambiente e al vostro portafogli.

25/09/2009

Sostanze tossiche e salute: fertilità minacciata

Fonte: Terranauta

 

Tre mesi fa la Endocrine Society, una società di scienziati americana, ha pubblicato un rapporto sulle sostanze che interferiscono col sistema endocrino. Queste sostanze, presenti in pesticidi, spray per i capelli e acqua potabile, tra le altre cose causano deformazioni negli organi genitali maschili, con effetti pericolosi sulla fertilità.

di Elisabeth Zoja

I primi segni di una catastrofe nella salute umana si notano negli animali acquatici, spesso nei loro organi genitali. Alcune rane e salamandre del Lake Apopka, uno dei più grandi laghi della Florida, hanno iniziato a sviluppare una gamba di troppo. Gli alligatori di questa zona invece, hanno organi genitali striminziti.

Nel mese di giugno la Endocrine Society, un’organizzazione di scienziati americani, ha pubblicato un rapporto di 50 pagine che spiega come queste deformazioni stiano iniziando a colpire anche gli umani.

Causa principale sarebbero gli “endocrine disruptors”, una categoria di sostanze chimiche che interferiscono col sistema endocrino. Tali sostanze sono presenti in pesticidi, composti industriali e prodotti per consumatori quali spray per i capelli.

“Abbiamo le prove per dimostrare che gli endocrine disruptors hanno effetti sulla riproduzione maschile e femminile, sul cancro al seno e alla prostata, sul metabolismo e sull’obesità”, ha dichiarato la Endocrine Society.

Il numero di neonati maschi con deformazioni genitali è infatti in aumento. Ormai il 7% dei bambini americani nasce con testicoli ritenuti e l’1% con l’ipospadia, una malformazione dell’uretra maschile, la quale sbocca in un punto insolito, ovvero alla base del pene invece che sulla punta.

“Molti di questi composti agiscono come deboli estrogeni, per questo colpiscono particolarmente i maschi - anfibi o umani che siano - in via di sviluppo”, spiega Robert Lawrence, professore di scienze ambientali alla Scuola di Salute Pubblica Johns Hopkins Bloomberg, “la cosa fa paura, molta paura”.

Quel che più spaventa è che queste sostanze si trovano spesso sia nell’acqua del rubinetto sia in quella in bottiglia. Il primo caso si verifica quando gli estrogeni nell’urina delle donne che utilizzano la pillola anticoncezionale passano attraverso gli impianti di trattamento delle acque nere e tornano a circolare nelle tubature delle case.

L’acqua in bottiglie di plastica, invece, assorbe le sostanze nocive direttamente dai suoi contenitori, i quali contengono spesso il Bisfenolo A (BPA), uno dei tanti endocrine disruptors.

Questi composti hanno effetti complessi sul corpo umano: negli Stati Uniti, ad esempio, è stata registrata una diminuzione degli spermatozoi presenti nello sperma dei ragazzi. Ma gli endocrine disruptors non influenzano solo la crescita dei maschi: le bambine che entrano in contatto con piccole quantità di estrogeni sono spesso soggette ad una pubertà precoce. Inoltre, queste sostanze possono influenzare lo sviluppo del cervello, causare resistenza all’insulina e diabete.

Sono passati ormai tre mesi da quando la società di scienziati americana ha lanciato l’allarme. I giornali quasi non ne parlano e il governo americano non prende provvedimenti.

Molto probabilmente il problema non riguarda solo gli Stati Uniti.

07/07/2009

Incendio all’inceneritore di Piacenza: i media tacciono

Fonte: Terranauta

 

A metà giugno un incendio all’inceneritore di Piacenza ha fatto scattare l’allarme diossina. Ancora non si conoscono le quantità di questa sostanza e di idrocarburi aromatici rilasciati nell’atmosfera e nel terreno. Nel silenzio dei mass media, l'Arpa aveva invitato la gente a chiudersi in casa e "lavare bene le verdure". Ma gli inceneritori non erano sicuri?

 

“Tenete chiuse le finestre, non muovetevi da casa”, questo l’ordine lanciato da Vittorino Francani dell’Arpa (Agenzia regionale per ambiente e prevenzione), fra i primi ad accorrere sul luogo dell’incendio. Alle 18:40 di giovedì 11 giugno un capannone con una superficie di mezzo chilometro quadrato ha preso fuoco. Era il deposito rifiuti dell’inceneritore di Piacenza.

Al suo interno si trovavano tonnellate di plastica, metallo, carta e legno. Benché questi imballaggi e scarti industriali fossero destinati alla combustione, non erano ancora stati né separati né puliti. Del resto gli effetti di un simile incendio non sono in alcun modo paragonabili a quelli di una combustione all’interno di un inceneritore munito di filtri. (Nemmeno questi però rendono il processo sicuro e pulito, poiché non catturano le polveri sottili che, oltre a creare gravi danni alla salute, restano nell’atmosfera per sempre).

I gas emessi durante l’incendio hanno formato una nube nera che ha continuato ad alzarsi anche dopo lo spegnimento del rogo, avvenuto dopo oltre due ore. La nube, trasportata dal vento, ha viaggiato per chilometri verso nord-est, coprendo così di nero il cielo dell’hinterland di Piacenza.

Quel che ha dato il colore alla nube è stata la diossina, che si sprigiona ogni volta che bruciano plastica o cartone sporco.

Tali gas possono causare problemi immediati (blocchi respiratori, tosse e fastidi agli occhi), ma anche danni ai polmoni protratti nel tempo, spiega Pietro Bottrighi, primario del reparto di pneumologia all’ospedale di Piacenza.

Nonostante questi rischi, nessun paziente si è recato al Pronto soccorso con sintomatologie respiratorie acute, dichiara l’Azienda unità sanitaria locale (Ausl) di Piacenza.

Oltre a rimanere in casa però, i tecnici del dipartimento di Sanità pubblica hanno consigliato di lavare bene la frutta e la verdura proveniente dagli orti della zona. L’Arpa ha proseguito gli accertamenti presso il centro Enìa (società che gestisce impianti ambientali di pubblica utilità), effettuando campionamenti dei terreni e dei vegetali nell’area interessata.

Ha inoltre prelevato i filtri della centralina di monitoraggio ambientale di Gerbido, per effettuare rilievi sull’emissione di diossina e di IPA (idrocarburi policiclici aromatici). Il tutto è stato inviato nella sede di Ravenna per gli esami necessari. “Al momento abbiamo rilevato un aumento dei livelli di monossido di carbonio e degli idrocarburi”, ha dichiarato Sandro Fabbri, direttore di Arpa Piacenza.

La pubblicazione delle quantità di diossine e idrocarburi aromatici presenti nel terreno e nell’atmosfera però, non è ancora avvenuta.

Oltre ai danni ambientali vi sono quelli economici, che comunque risultano “tutto sommato modesti, viste anche le dimensioni dell’incendio”, si legge nel giornale locale Libertà.

Grazie all’intervento dei dipendenti di Enìa si tratta ‘solo’ di qualche decina di migliaia di euro: “Abbiamo salvato il trituratore, la macchina che trita i rifiuti e che è molto costosa, poi con gli estintori abbiamo tentato di fermare le fiamme, ma erano troppo forti e ci sono voluti i vigili del fuoco” racconta Anselmo Baistrocchi, responsabile degli impianti Enìa.

I giornali locali (gli unici a parlarne) hanno attribuito l’incendio a un’autocombustione favorita dal calore. Ammesso che questa spiegazione venga confermata, si tratterebbe comunque di un problema grave. L’apparente spontaneità dell’autocombustione, però, non attenua la responsabilità di chi ha trascurato le misure di sicurezza che avrebbero dovuto evitarla.